LA GENEALOGIA DEL CONTE CESARE MATTEI

(Tratto da: Il Conte Cesare Mattei signore della Rocchetta nella Storia e nella Medicina di: Mario Facci – ed. 2014)

 

Mario Venturoli Mattei figlio adottivo del conte Cesare Mattei.

            Il conte Cesare Mattei, nato a Bologna nel 1809 e morto a Riola nel 1896, nel 1877 adotta come figlio un suo dipendente, Mario Venturoli (1858-1937), per riconoscenza per il suo operato durante il periodo in cui il nipote Luigi per errate manovre dirigenziali del patrimonio famigliare aveva creato un crack finanziario di enormi proporzioni. Non solo, ma lo nomina anche erede universale.

Nel 1895 però cambia parere e nomina suo erede universale il Ricovero di Mendicità Vittorio Emanuele II ed opere Pie annesse di Bologna.

            Mario Venturoli Mattei, pur rimanendo figlio adottivo, viene allontanato dalle attività manageriali  del conte e insieme alla sua moglie Sofia Condescu (sposata nel1894) , da cui non ebbe alcun figlio, viene allontanato anche da  Bologna e costretto a vivere a Milano.

            Morto il conte Cesare nel 1896, Mario Venturoli Mattei ereditò ugualmente il 50% delle proprietà del conte compresa l’industria Elettromeopatica (la figliolanza di adozione non fu mai revocata se non a parole). L’altra metà venne ereditata dall’erede universale, cioè il Ricovero di Bologna unitamente ad una serie di legati a persone, ed Enti vari civili e religiosi.

            Mario Venturoli nel 1904 rileva il restante capitale e diventa proprietario esclusivo dell’eredità Mattei con un aggravio economico di più di 500.000 lire.

            Mario Venturoli, già vedovo di Sofia Condescu (morta a Bolzano nel 1929) sposa in seconde nozze Giovanna Maria Longhi da cui non ebbe alcun figlio. Giovanna Maria Longhi assunse così la direzione del Laboratorio Elettromeopatico Mattei  nel 1937 alla morte del marito, Mario Vanturoli Mattei.

            Giovanna Maria Longhi quando sposò il Venturoli era già vedova dal primo marito Boriani (1889-1956) da cui aveva avuto una figlia Iris Boriani. Quest’ultima ebbe un primo matrimonio con Italo Donati . In seguito si separarono senza aver avuto figli. Successivamente Iris Boriani sposò il dottor  Giovanni Maria Fadda noto e stimato venologo e proctologo della Bologna degli anni’30 e ’40 del secolo scorso, da cui nacquero Giovanna e Susanna Fadda.

            In conclusione, Iris Boriani e le sorelle Fadda e loro discendenti furono le eredi delle proprietà di Mario Venturoli e specificatamente della Rocchetta Mattei e del Laboratorio di Elettromeopatia ultimamente situato in Bologna in Strada Maggiore nel palazzo Mattei. Eredi ma non discendenti. Mario Venturoli Mattei rimase figlio adottivo con tutti i diritti che da tale adozione le pervenivano, e da lui non si è avuto alcuna discendenza, né diretta , né “simbolica” (termine privo di qualsiasi valenza giuridica, senza alcun valore legale, essendo solo una espressione verbale e nulla più ).

 

Maria Bonaiuti figlia naturale di Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina e del conte Cesare Mattei.

            Dall’ Archivio Notarile di Bologna, notaio Giuseppe Marani, atto del 29 ottobre 1897 Rep. N.10732, come da copia legale del 27 marzo 2014; “Codicillo del conte Cesare Mattei del 17 maggio 1894 al suo testamento del 24 dicembre 1893 pubblicato il 29 ottobre 1897” si legge:…..”

L’atto è firmato a due testimoni : Albonio Romagnoli, Filiberto Barbieri e naturalmente dal notaio Giuseppe Marani.

Dopo la morte del conte Cesare, cioè dopo il 1896, Maria Bonaiuti pose il problema della paternità della figlia Maria  (nata il 31 0ttobre 1889), in quanto nel codicillo soprariportato il conte Cesare nel 1893 dichiarava di fronte a testimoni e al notaio  Marani la sua paternità nei confronti dela piccola Maria figlia dell’Agrippina.

            E’ bene ricordare che tale atto notarile in tale circostanza ha valore di certificato anagrafico che nessuno può contestare!

            Mario Venturoli,  dopo la morte di Cesare Mattei inizialmente contestò la dichiarata paternità del conte nei confronti della figlia Maria sostenuta dalla madre, cioè l’Agrippina. Tale paternità se riconosciuta veniva a ridurre la sua quota ereditaria e con perizie di parte di noti psichiatri dell’epoca si voleva dimostrare che il conte Cesare all’epoca in cui eseguì quella dichiarazione era incapace di intendere e di volere. Affermazione non sostenibile giuridicamente in quanto la dichiarazione di paternità era stata fatta dal conte Cesare alla presenza di un notaio e di due testimoni i quali non potevano che garantire, la piena facoltà mentale del testatore e la validità giuridica dell’atto.

            Al Venturoli non convenne insistere nella sua opposizione, ma addivenire ad un accordo con l’Agrippina. Quest’ultima, ben conscia delle difficoltà economiche che sarebbe andata incontro nel far riconoscere erede anche la figlia minorenne Maria (l’eredità Mattei era sì di notevole entità, ma gravata da legati che dovettero essere ridotti perché la loro cifra era tale da superare il valore capitale mobiliare e immobiliare del conte Mattei.. Solo l’Elettromeopatia poteva dare ancora un facile guadagno.

In altre parole a Maria Albina Bonaiuti, cioè all’Agrippina  convenne farsi versare subito ( e non all’epoca del matrimonio) dal Venturoli le 50.000 lire che il conte aveva stanziato per la figlia Maria e concedere il 4% dei guadagni dell’Elettromeoptia alla famiglia Bonaiuti che il Venturoli poi versò fino al 1937 anno della sua morte. Non degna di considerazione è che 50.000 lire all’epoca, secondo le tabelle Istat fino al 1988 equivalevano ad una cifra di 275.240.000 lire!

            In conclusione, con questa transazione il Venturoli riconosceva a tutti gli effetti di legge che Maria Bonaiuti nata nel 1889 era figlia di Maria Albina Bonaiuti e del conte Cesare Mattei.

 

Della filiazione delle prole nata fuori del matrimonio nella legislazione italiana dal Codice Civile del 1856 (Codice Napoleonico) ad oggi.

Nel testamento del 24 dicembre 1893 e pubblicato il 29 ottobre 1897 il conte Cesare Mattei espressamente dichiara di essere il padre della piccola Maria Bonaiuti; in particolare il conte scrive:” All’altra figlia poi dell’Agrippina governante di nome Maria, prego il mio erede di avere cura speciale, di occuparsi della sua educazione come fosse sua figlia, di mantenerla bene come è stata bene mantenuta fino a qui da me che sono suo padre e giunta che sia alla maggiore età, il mio erede signor Mario Venturoli Mattei le sborserà 50.000 franchi”.

Successivamente nel codicillo del 24 dicembre 1893, lo stesso Conte Mattei scrive espressamente che:” questo codicillo, questa aggiunta che rende effettuabile il mio testamento scritto il 24 dicembre 1893 ho voluto scrivere, perché tardando le brillanti conclusioni dell’Elettromeopatia e nel frattempo potendo io mancare, non rimangono abbandonati e il mio erede e tutti coloro che mi hanno servito e specialmente la piccola Maria Bonaiuti mia figlia, che ha appena quattro anni e mostra mente e perspicacia non comune”.

Si consideri che la disciplina dl riconoscimento vigente all’epoca dei fatti-contenuta nel codice civile del 1865 (libro I, capo III “della filiazione della prole nata fuori del matrimonio e della legittimazione”) prevedeva espressamente il riconoscimento di figlio naturale attraverso il testamento (anche l’attuale disciplina* [art.254 c.c.] consente che il riconoscimento di figlio naturale sia effettuato nel testamento e tale riconoscimento ha effetto dal giorno della morte del testatore ).

Nello specifico il codice civile del 1865 vigente all’epoca disponeva nella sezione “ della  filiazione della prole nata fuori di matrimonio all’art 179 che il “figlio naturale può essere riconosciuto dal padre e dalla madre tanto congiuntamente quanto separatamente”.

Al contempo l’art. 181 del codice civile del 1865 prevedeva che il “riconoscimento di un figlio naturale si farà nell’atto di nascita, o con un atto autentico anteriore o posteriore alla nascita”.

Al riguardo è indubbio che un testamento od un codicillo al testamento rappresentasse ( e rappresenti) un atto autentico idoneo a soddisfare quanto previsto dall’art. 181 del codice civile del 1865.

Ugualmente si rileva che non erano previste “formule particolari” per il riconoscimento; né sussistevano “cause” che rendessero impossibile il riconoscimento.

L’art. 180 del codice civile del 1865, infatti, indicava che non potevano essere riconosciuti: “1. I figli nati da persone, di cui una soltanto fosse al tempo del concepimento legata in matrimonio con altra persona. 2. I figli nati da persone fra le quali non poteva sussistere matrimonio per vincolo di parentela, o di affinità in linea retta in infinito, o per vincolo di parentela in linea collaterale nel secondo grado.”

Nel caso di specie, né il Conte Cesare Mattei, né Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina erano legati in matrimonio con altra persona**, né sussisteva tra gli stessi vincolo di parentela o di affinità, di conseguenza non vi erano cause che potessero rendere inefficace il riconoscimento effettuato dal conte Mattei nei confronti della figlia Maria.

La circostanza invece che Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina non abbia continuato a far  valere circa la discendenza diretta dal conte Cesare Mattei della figlia Maria, sono facilmente spiegabili tenuto conto dell’ambiente sociale e culturale dell’epoca, nonché delle difficoltà soggettive ed oggettive di proporre azioni di tal genere in quel periodo. 

 

* Il riconoscimento è stato riformato con la legge n. 219 del 10.12-2012 che ha sostanzialmente equiparato lo stato giuridico di tutti i figli. A seguito del d.lgs 154/2013, attuativo della legge 219, tale equiparazione è diventata pressoché totale: non vi saranno più figli naturali e figli legittimi, ma figli nati in costanza di matrimonio e fuori del matrimonio.

** Maria Albina Bonaiuti aveva avuto prima della Maria un’ altra  figlia, Gemma, con Cristalli Angelo, matrimonio solo religioso non riconosciuto dallo Stato (che in un atto di donazione la figlia Gemma veniva definita come figlia illegittima (Rogito Pietro Polami del 04.04.1896).

I discendenti del conte Cesare Mattei e di Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina .

            Maria Bonaiuti figlia di Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina e del conte Cesare Mattei andò sposa ad Alfredo Zara . La loro  discendenza è riassunta nel seguente albero genealogico.

In conclusione, questa è la vera ed unica genealogia del conte Cesare Mattei. I componenti delle famiglie Zara e Comini sono i soli diretti discendenti del conte Cesare (Legge sulla filiazione del Codice Civile Napoleonico e Legge recentissima , la 154 del 2013) ed essendo  di fatto gli eredi morali del conte Cesare Mattei intendono far valere questi loro diritti che la legge consente loro di pretendere, così come hanno dichiarato e sottoscritto nella lettera che segue e che precede l’opera da cui queste considerazioni e questi dati sono stati tratti.