Un nuovo libro sul conte Cesare Mattei del prof. Mario Facci: IL CONTE CESARE MATTEI SIGNORE DELLA ROCCHETTA NELLA STORIA E NELLA MEDICINA

 Per ulteriori informazioni sui libri del mattei del Prof. Mario Facci inviare una mail a: info@mariofacci.it

Questo libro è la sintesi dei tre volumi precedenti e principalmente ha lo scopo di precisare le diverse interpretazioni della vita e delle opere di Cesare Mattei sostenute da collezionisti di reperti e documenti sulla sua vita e sulle sue opere ed in particolare sulla Elettromeopatia, indistinta da quella che oggi si pratica e si commercializza specie in India e in Germania, mentre quella ideata e praticata dal Mattei non ha nulla a che fare con la loro. Di simile c’è solo il nome.

Questo ultimo volume da me pubblicato è il risultato di ricerche bibliografiche e storiche che non sono state attuate sui mercatini settimanali per lo più di cose vecchie (oggetti, carte le più varie, lettere, libri, cartoline o quant’altro.) ma solo nelle biblioteche o negli archivi pubblici e privati, ove si fanno le vere ricerche anche di storia locale.

La maggior parte del vero archivio del conte Cesare Mattei è stato dagli eredi del Venturoli, dopo la sua morte (1937) disperso sul mercato antiquario. Da tutto ciò ne consegue che tutto quello che in vent’anni di ricerche ho attuato e da cui ho desunto i documenti utilizzati per le mie considerazioni e deduzioni  sull’operato del Mattei, deriva solo da documenti pubblici e privati specificatamente conservati e riscontrabili nelle loro apposite sedi.

In questo commento del volume si darà spazio ad alcuni  aspetti principali: la Genealogia del conte, la Rocchetta Mattei e il suo significato, l’Elettromeopatia ed in particolare i prodotti fitoterapici Mattei di cui è costituita la loro natura, composizione, produzione e la loro validità terapeutica.

GENEALOGIA DELLA FAMIGLIA MATTEI.

Innanzitutto viene trattata,  sia quella di Giuseppe come quella di Cesare. Quest’ultima viene in questo sito trattata più dettagliatamente anche in calce, cioè dopo questo articolo, perchè deve risultare chiara e precisa, specie per quanto riguarda i veri discendenti del conte Cesare.

Non si può confondere i discendenti di Mario Venturoli Mattei, figlio adottivo di Cesare con i discendenti della seconda moglie del Venturoli, Gianna Longhi ( che con il Venturoli non ha avuto figli, così come con la prima, Sofia Condescu), cioè i Boriani e i Fadda, che di Mario Venturoli sono solo gli eredi e non i discendenti.

 Una discendenza diretta e non di sangue per me è un non senso, una discendenza simbolica è un gioco di parole, o meglio una espressione verbale, non un soggetto giuridico.

Tutte queste famiglie non sono discendenti né del Venturoli, e tanto meno del Mattei, ma solo eredi del figlio adottivo. Sostenerlo dopo una dichiarazione notarile come quella riportata è in contrasto con la legislazione vigente. E quindi con le conseguenze del caso.

LA ROCCHETTA MATTEI.

L’inizio di questa eclettica costruzione ebbe inizio nel 1850; nel 1859 era già abitabile, ma non finita. Fra il 1870 e il 1880  si ebbe la fase più intensa della costruzione. Anche alla morte del conte nel 1869, molti ambienti interni erano ancora in costruzione e non finiti. Una per tutte: la cappella con il sarcofago contenente le spoglie mortali di Cesare Mattei. Fu il Venturoli a finire gli ambienti interni con stili più moderni cioè di tipo Lyberty, mentre tutta la costruzione esterna e molti ambienti interni erano e sono di tipo orientale: arabo-moresco.

            Tutti gli studiosi di architettura che si sono occupati dell’argomento sono concordi nell’affermare che questa struttura è un classico esempio di eclettismo architettonico che non si è potuto attribuire a nessun architetto, ma solo a noti pittori dell’epoca (fra cui Ottavio Campedelli e Giulio Cesare Ferrari) che secondo le indicazioni di Cesare Mattei mettevano in “tipi”, mentre un abile capomastro, Sabbadone Mazzini di Labante, realizzava.

            Molti architetti moderni contestano questa tesi, ma nessuno è stato in grado di dimostrare il contrario e dar un nome a questo ignoto autore, per cui non rimane da affermare ciò che il conte spesso ripeteva: l’architetto sono io! Nessuno fino ad ora è riuscito a smentirlo.

            Tutto ciò è ben noto a chi si occupa di questo argomento. Ma osservando attentamente questa costruzione che si staglia maestosa nella vasta pianura dello sbocco del Limentra in Reno con lo sfondo incomparabile di Montovolo e Montevigese, ci si deve anche domandare se questo strano castello così diverso dalle tipologie costruttive antiche e moderne di questa zona appenninica abbia anche un significato particolare.

In questa sintesi obbligata vengo subito alla risposta del quesito che mi sono posto: lo stile arabo-moresco è un chiaro riferimento alla Medicina dell’epoca su cui  si basava l’eziopatogenesi della malattie e cioè alla teoria degli umori di Ippocrate e Galeno (le malattie erano dovute ad un alterazione del sangue, o della bile gialla o nera, o della linfa o dell’aria).

            Questa teoria fu anche la medicina degli Arabi che per più di un millennio, unitamente alle loro conquiste territoriali, dall’Asia, attraverso l’Africa settentrionale la diffusero in Europa , ma si fermarono poi in Spagna, specie a Cordova e Siviglia ove troviamo ancora i resti della loro presenza con le caratteristiche strutture tipiche della loro civiltà. Qui dovettero fermarsi e furono sconfitti . Nel frattempo anche in Italia la teoria degli umori di Ippocrate e Galeno dominava la Medicina dell’epoca, mentre fu solo con Rudolph Wirchov che ebbe inizio la teoria cellulare (omnis cellula e cellula,), la teoria moderna della causa delle malattie.

La Rocchetta Mattei non è che il simbolo pietrificato dell’Elettromeopatia, cioè una medicina che curava le malattie provocate dall’alterazione degli umori dell’organismo, secondo i concetti di Ippocrate e Galeno, teorie tipicamente di origine araba.

Questa costruzione, cioè la Rocchetta Mattei, non fu quindi ls semplice abitazione di campagna per il conte Cesare Mattei. Egli la possedeva già a Vigoroso di Budrio, così come la possedevano tutti i suoi parenti (il figlio e le figlie del fratello Giuseppe). Fu invece il tempio della sua nuova medicina, nata solo per produrre i suoi prodotti omeopatici che poi venivano portati al laboratorio di Bologna per essere confezionati e spediti in tutto il mondo.

La Rocchetta Mattei non è che un omaggio del conte Mattei alla cultura araba e nel contempo il simbolo, il logo dell’Elettromeopatia.

 

I FARMACI ELETTROMEOPATICI. LA LORO COMPOSIZIONE “SEGRETA.”

I farmaci elettromeopatici che il conte Cesare Mattei produceva erano noti nel loro nome e nelle loro indicazioni terapeutiche, al contrario erano segreti per quanto riguarda le loro componenti. Effettivamente di quali piante fossero composti, il conte non  l’ha mai rivelato.

Di questi farmaci esistevano diverse categorie. In sintesi vi erano quelli solidi in pillole a varia denominazione: I più noti più frequentemente usati erano: gli Antilinfatici, gli Antiangioitici, gli Antiscrofolosi, gli Anticancerosi, i Pettorali, i Vermifughi, l’Antivenereo, suddivisi in varie categorie (sottoprodotti, 1,2,3, ecc) . Inoltre vi erano quelle liquidi chiamate Elettricità, distinti in:

Elettricità rossa, Elettricità gialla, Elettricità bianca, Elettricità bleu, Elettricità verde, ognuna con funzioni particolari e tutte agivano per contatto con la cute del paziente. Tutti questi prodotti sono ben noti nella bibliografia del Mattei.

Molto descritta e nota era anche la modalità d’uso con il metodo omeopatico, cioè una diluizione non standardizzata, ma molto grossolana che poi il Mattei personalmente modificava a seconda delle circostanze morbose per cui veniva richiesta la sua terapia.

Il conte quindi non rivelò mai di quali sostanze fossero composti i suoi farmaci. Si limitava a dire e ripetere: sono 33 piante che si ritrovano nei campi, negli orti, e nei boschi. Quindi l’origine era strettamente fitoterapica e nulla di più si sapeva.

Questo segreto rimase (naturalmente per i non addetti ai lavori) per tutto il tempo che egli fu in vita, cioè fin tanto che fu in grado di controllare la produzione dei suoi farmaci. Sicuramente il figlio adottivo Mario Venturoli Mattei e la sua governante Maria Albina Bonaiuti lo conoscevano. Il  primo in quando direttore di tutta la produzione, la seconda perché quando anche il Venturoli dovette abbandonare la Rocchetta e anche la casa di Bologna (un anno prima della sua morte), cacciato dal conte,  tutta la Rocchetta e la produzione dell’Elettromeopatia passò sotto la direzione della governante, non potendo più il conte per le sue condizioni di salute interessarsi della produzione. 

Dopo la morte del conte, dal 1896 al 1934, la produzione dei prodotti Mattei che avveniva nel Laboratorio di Strada Maggiore passò al Venturoli e sicuramente egli continuò con le formule segrete del Mattei. Morto il Venturoli, la produzione passò alla sua seconda moglie  Gianna Longhi e successivamente ai suoi eredi: la figlia Iris avuta dal primo marito Boriani e da quest’ultima ai Fadda .

Ma con la produzione  Longhi, Boriani e Fadda i farmaci elettromeopatici non furono più segreti, ma su ogni confezione vi doveva essere la formula del cui contenuto erano formati. Così le nuove leggi italiane prescrivevano. Ma non si trattava delle formule fitoterapiche originali del Mattei, ma di quelle approvate dalla Farmacopea Ufficiale dello Stato italiano.

Le formule di alcuni di questi farmaci elettromeopatici della produzione postMattei le conosciamo perché sono conservate all’Archivio di Stato di Bologna nel fondo del Medico Provinciale. La produzione elettromeopatica dei Fadda è stata più volte contestata dal Medico Provinciale che controllava tutta la produzione sanitaria del territorio bolognese e più volte il Laboratorio venne temporaneamente chiuso.

Gli ultimi eredi (non discendenti) del Venturoli, i Fadda, più nulla posseggono, né della produzione originaria del Mattei, né di quella successiva di Mario Venturoli, nonostante abbiano per anni affermato di conoscere le formule elettromeopatiche originali del Conte.

In conclusione, le formule elettromeopatiche originali del Mattei furono anche dagli eredi del Venturoli abbandonate e disperse, prima di tutto perché non avevano effetti terapeutici significativi, secondariamente non facevano parte della farmacopea ufficiale; quelle ufficiali approvate dal Ministero pure non erano remunerative, per cui nel 1996 la produzione cessò e il laboratorio Mattei di Strada Maggiore venne chiuso.

Al contrario, l’ultima discendente dei Fadda fino a qualche tempo fa affermava di possedere le formule originali e a chi gli chiedeva perché non le avessero più usate, rispondeva che forse un giorno l’avrebbero fatto, ma solo se si fossero realizzate particolare circostanze. Ma, precisava,  se anche si conoscessero i prodotti usati, non era sufficiente per spiegare il successo terapeutico che ebbe il Mattei quando lui li produceva, perché il vero segreto non era la natura di questi farmaci ma la modalità con cui venivano preparati.

I 33 farmaci usati dal Cesare Mattei per preparare i suoi prodotti elettromeopatici sono oggi perfettamente conosciuti, come è stato riportato nei due ultimi volumi del Mattei da me scritti nel 2013, 2014 e in quello attuale, grazie alle “straordinarie” rivelazioni che  l’ultima discendente vivente di Cesare Mattei e di Maria Albina Bonaiuti detta Agrippina (Vedi Albero Genealogico di Cesare Mattei) Giovanna Zara ved. Contini ci ha fatto.

La centenaria nipote di Cesare Mattei ha custodito per oltre un secolo ciò che la nonna Agrippina e la madre Maria le avevano consegnato, cioè i nominativi dei 33 prodotti fitoterapici e  la loro composizione nelle formule redatte dal conte stesso e che lei ha gelosamente custodito ed ora ha messo a disposizione di tutti gli storici che su queste formule avevano tanto fantasticato.

 

Il “SEGRETO” DELLA PREPARAZIONE DEI PRODOTTI FITOTERAPICI COSTITUENTI L’ELETTROMEOPATIA DEL CONTE CESARE MATTEI..

            La pubblicazione delle formule originali dei prodotti elettromeopatici del conte Cesare Mattei pervenuteci dalla nipote signora Giovanna Comini fa quindi giustizia di tutte le dichiarazioni che i proprietari dell’ultima gestione del Laboratorio Mattei hanno fatto (famiglia Fadda), dimostrando di non avere dimostrato di possedere alcun documento comprovante il possesso delle formule originali del conte.

Tutte le loro dichiarazioni in proposito si commentano da sole. Se veramente hanno le formule originali questo è il momento di esibirle e sconfessare la signora Comini, ma loro non l’hanno ancora fatto.

Secondo altri, esibire le formule origini del Mattei non sarebbe sufficiente per fare chiarezza sull’Elettromeopatia, perché il segreto ugualmente rimarrebbe e si tratterebbe di un foglio mancante fra quelli che abbiamo pubblicato e contenente il vero segreto dei farmaci, che dimostrerebbe come il conte Cesare Mattei caricava i propri rimedi di una grande energia senza la quale non avevano alcun effetto terapeutico. Addirittura si dice: è il  foglio 5 quello (mancante) che descrive la preparazione dei “Fluidi elettrici che il Mattei stesso diceva fossero i veri portatori di guarigione”.

Quando si vuole dimostrare il contrario e non la semplice verità delle cose, la fantasia non ha limiti e si ricorre anche alla divinazione. Leggere frasi come questa:…Il segreto è qualche cosa di mistico…vuol dire non avere alcun documento per asserire le proprie convinzioni ed entrare nel trascendentale. Tutto ciò si commenta da solo! I sogni notturni non sempre sono lo specchio della realtà!

La risposta a tutte queste osservazioni antistoriche e antiscientifiche è semplice e categorico: il conte non aveva alcun bisogno di infondere un fluido elettrico nei suoi prodotti elettromeopatici per la semplice ragione  che la elettricità delle piante è una cosa naturale perché tutte le piante la producono e senza questo fluido non potrebbero né nascere, né svilupparsi.

 Mattei forse lo intuiva, ma non poteva dimostrarlo e forse anche per questo diede la denominazione di elettriche anche alle sue piante medicinali.

Ma oggi sulla elettricità vegetale abbiamo notizie certe e sicure che travolgono questa pseudoscienza dell’immaginario e ci provengono da ambienti scientifici qualificati e indiscutibili. Solo poche citazioni: …….Già nel 2008 ricercatori dell’Università olandese di Wageningen riscontrarono che è possibile produrre energia elettrica delle piante (tutte le piante) e tale energia sarebbe molto più efficiente di quella che si produce dalla biomassa inerte…...

….Più recentemente (5 ottobre 2011) il dottor Andrea Bennici della prestigiosa  Accademia dei Georgofili di Firenze afferma: “… correnti elettriche agiscono su molteplici aspetti dello sviluppo delle piante, quali i movimenti delle piante carnivore per intrappolare gli insetti, la crescita in lunghezza delle cellule e fenomeni di polarità……….D’altra parte la produzione di elettricità è connaturata alla fisiologia stessa delle piante…..

E oggi già si parla di biofotovoltaico, cioè di energia elettrica prodotta dalla piante e questa non è certo la sede per sviluppare ulteriormente l’argomento, ma solo ribadire che non è necessario fantasticare l’esistenza di altri fogli delle formule che il Mattei ci ha tramandato, perché i dati che la scienza moderna ci fornisce sull’argomento fanno giustizia di qualsiasi altra considerazione. Tutto il resto è antiscientifico e non merita ulteriori commenti.

La preparazione dei farmaci del Mattei con le piante già conosciute procedeva poi secondo le nomali norme della preparazione dei prodotti fitoterapici dell’epoca: macerazione, torchiatura, distillazione, impasto con sostanza inerte e produzione in pillole, oppure semplici liquidi.

Tutto ciò è stato dettagliatamente illustrato nel mio ultimo lavoro, corredandolo di altri importanti dati dedotti dalle moderne ricerche sull’elettricità vegetale e le sue applicazioni. Il tutto ampiamente illustrato in letteratura.

 

“Il segreto di Cesare Mattei sulla preparazione dei farmaci in possesso della discendente Alessia Marchetti è completamente diverso da quello della famiglia Comini 

            E’ quanto si legge sugli ultimi aggiornamenti della storia dei farmaci elettromeopatici di Cesare Mattei pubblicato su Internet.

            Penso che su questo argomento gli eredi Fadda abbiano cambiato parere troppe volte: in un primo tempo (Congresso dell’Elettromeopatia tenuto a Porretta) la signora Gianna Fadda affermava che loro erano in possesso delle formule originarie del Mattei. Così leggo nella copia degli atti che posseggo. Deceduta la signora Fadda, la figlia Alessia dichiarò di non essere in possesso di alcun documento, ma solo di uno scritto in cui si affermava che l’effetto terapeutico derivava da un metodo particolare di preparazione delle piante macerate (l’estratto veniva distillato due volte nell’apposita cucurbita). Tale dichiarazione veniva riportata da un docente di medicine alternative di Oderzo in una conferenza sull’argomento tenuta a Riola nel 2013 di cui posseggo su dischetto la registrazione originale. Ora si dice che questo metodo è completamente diverso, da quello ritrovato dalla famiglia Comini. 

            Ripeto ancora una volta che la famiglia Comini non ci ha consegnato alcun segreto di preparazione, ma solo le formule del Mattei fino ad ora sconosciute e solo promesse dagli eredi Fadda. Segreti di preparazione per noi non ne esistono. Se un segreto poteva essere ipotizzato poteva essere solo quello della tanto invocata elettricità vegetale. Tutto ciò ora è completamente superato dalla conoscenza della proprietà elettrica di tutte le piante e della loro applicazione non tanto ai fini terapeutici, ma solo a eventuali  fini energetici.

 

LO STRAORDINARIO SUCCESSO CHE HANNO AVUTO I FARMACI ELETTROMEOPATICI PRODOTTI DAL CONTE CESARE MATTEI, MA SOLO QUANDO LUI ERA IN VITA E LI PRODUCEVA. L’EFFETTO PLACEBO

            L’effetto placebo, deriva dal verbo latino placere, cioè piacerò e si riferisce a qualsiasi sostanza priva di capacità terapeutica intrinseca, cioè capace di migliorare le condizioni cliniche del paziente per cui è rimasto il pregiudizio: se una patologia migliora con il placebo, si suppone che essa sia funzionale, non organica, cioè psicologica.

            Tutto ciò è inesatto perché oggi, a differenza di molti anni fa, il placebo spesso risolve il problema per cui il paziente si è rivolto al medico. Fra l’altro, all’epoca del Mattei qualsiasi rimedio clinicamente evidente era inesistente. Skoda, uno dei più prestigiosi medici tedeschi, a metà del secolo XIX affermava: fatta la diagnosi era meglio non far nulla. Tutto era inefficace. Predicava il Nichilismo terapeutico!

            Da quell’epoca passi avanti su questo argomento ne sono stati fatti molti, tanto che è ragionevole affermare che il placebo rappresenti il medicinale maggiormente studiato e conosciuto per l’enorme mole di lavori che nel corso di questi ultimi decenni è stato confrontato con le più svariate molecole, sulla base del metodo sperimentale dei controlli. Non solo il più antico, ma anche il più efficace trattamento conosciuto dall’uomo.

            Si è giunti ad affermare anche ciò che può sembrare un paradosso: il 20% degli effetti terapeutici anche dei farmaci considerati farmacologicamente attivi ha un effetto placebo.

            Infatti oggi si sa che assumendo un farmaco inefficace, ma di forma e colore uguale ad un antinevralgico o antidolorifico del commercio, si possono avere gli stessi effetti terapeutici come la scomparsa del dolore , in quanto si è dimostrato che mediatori neuro-chimici liberano sostanze dette  endorfine che hanno lo stesso potere analgesico della morfina. Questo è solo un esempio.

            Si può quindi affermare che i prodotti  Mattei agivano in molti casi in virtù anche di questo effetto che oggi non è più considerato un effetto psicologico, ma un vero effetto terapeutico.

Certamente diversi altri fattori favoriscono quelle condizioni, come il rapporto medico-paziente. Anche lo stato psicologico del paziente incide con una sua risposta a farmaci attivi che inattivi. Più alto è il livello di partecipazione del soggetto, più grande è la convinzione dell’efficacia del trattamento. Anche i medici che hanno fede nell’efficacia del trattamento, fan si che l’entusiasmo sia comunicato al paziente, avendo così forti speranze di un effetto specifico, fiduciosi e speranzosi di produrre effetti placebo positivi

L’effetto placebo illustra quindi anche la tipologia e il significato del rapporto medico-paziente nella sua globalità.

Ne consegue che di fronte alla scoperta delle formule del Mattei originali, nonché la dimostrazione dell’esistenza dell’elettricità vegetale insita per natura in tutte le piante e sopratutto dopo i progressi delle scienze mediche, specie delle Neuroscienze, oggi l’effetto placebo può essere affiancato alla terapia tradizionale nello spiegare il successo terapeutico dei prodotti Mattei .

 

CONCLUSIONI E AUSPICI.

                  Le CONCLUSIONI sono ovvie: oggi della vita della vita del Mattei e di tutto ciò che ha realizzato, rispetto alle conoscenze del decennio scorso, c’è poco da aggiungere, avendo avuto la possibilità di conoscere l’esatta sua discendenza e la vera natura delle sue opere e specificatamente di quella principale e che ha caratterizzato la sua travagliata esistenza: l’Elettromeopatia, che ripeto è unica e fino ad ora mai eguagliata da quelle attualmente in atto, cioè quella indiana e quella tedesca.

            L’auspicio mio e delle famiglie Zara-Comini è che scompaiano le diverse interpretazioni sulla natura dell’opera per cui il conte Cesare deve essere ricordato e ricondotto nell’alveo della medicina dell’epoca (metà del secolo XIX ) più che in quello delle Medicine alternative.

            Nessuno deve vantare di essere custode di segreti oggi inesistenti perché è giunta anche per questo personaggio l’ora della verità e della memoria condivisa, perché tutti auspicano che questo patrimonio storico e scientifico non vada ulteriormente disperso.

            Gli eredi legittimi del conte Cesare Mattei, le famiglie Zara-Comini, anche se solo eredi morali delle sue opere, ma le uniche a poter disporre e utilizzare il nome (Cesare), nonché il patrimonio scientifico del loro progenitore, depositeranno la relativa documentazione a noi da loro pervenuta, dopo più di un secolo di oblio, nelle sedi istituzionali opportune mediante un atto notarile di autenticazione, perché tutto ciò non cada nuovamente nell’abbandono e definitivamente scompaia. E tutti coloro che desiderano con il loro fecondo spirito collaborativo di associarsi in questa iniziativa di valorizzazione e conservazione di tale patrimonio culturale saranno sempre dalle famiglie Zara-Comini  i benvenuti e ben accetti.

Questo è il MESSAGGIO che le famiglie Zara-Comini a nome mio inviano e auspicano, con ciò volendo cessare e chiudere una pseudobattaglia ideologica che non ha nessun senso e che prolungandola non può che portare a sterili risultati.

            Specie ora che la Rocchetta Mattei è sorta a nuova vita per opera  della Fondazione Carisbo, dopo decenni di abbandono e di incuria, pur nelle difficoltà che una sua nuova utilizzazione inevitabilmente sta incontrando.